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Solidarietà sta ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione,
ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito
atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno
che ha bisogno di aiuto

Zona di intervento: l’India e lo Stato di Goa

L’India è un Paese vastissimo (si parla di “subcontinente” indiano!) ed ha una storia plurimillenaria che ha visto il susseguirsi di imperi, invasioni e conquiste. Culla di grandi civiltà ma anche vittima di dominazioni straniere, l’India ha saputo assorbire tutto sviluppando e conservando la propria unicità.
Indipendente dal 1947 è riuscita a creare la più grande democrazia del mondo che oggi conta oltre un miliardo di abitanti e dove, nonostante qualche inevitabile tensione, indù, musulmani e le altre fedi religiose convivono da secoli.
L’altra faccia dello sviluppo “esploso” con la globalizzazione degli anni ’90, è rappresentata dalla diffusa povertà e condizione di sottosviluppo che interessa ancora il 30% della popolazione.

L’India è da sempre la terra dei contrasti: è uno dei Paesi più avanzati nelle tecnologie dell’informazione ma le famiglie rispettano tradizioni antichissime; a zone (soprattutto rurali) dove la povertà è particolarmente diffusa, corrispondono città ricche e moderne mentre, all’interno di una stessa città le baraccopoli (slums) confinano con i quartieri più ricchi.
Nel campo dell’istruzione, dai dati UNESCO 2007, risulta che oltre 70 milioni di bambini non frequentano alcun tipo di scuola e quasi il 40% della popolazione è analfabeta.
I bambini che non vanno a scuola lavorano.
Lavorano nelle strade, nei mercati, tra i rifiuti in cerca di qualsiasi cosa sia vendibile e/o “riciclabile”, nelle miniere .... per 20 rupie al giorno: meno di 50 cent di euro.
Le conseguenze possono essere gravi: la sfiducia per il futuro che, lo abbiamo visto in India così come in altre parti del mondo, si manifesta anche nei giovanissimi con comportamenti individuali e collettivi gravissimi: alcolismo, prostituzione, violenza, dipendenza da sostanze tossiche e poi, abbandono di minori, aumento delle ragazze madri, malattie da indigenza ….


Goa è un piccolo Stato (3700 Kmq) posto sulla costa occidentale dell’India, conta circa 1.400.000 abitanti e la Capitale è Panjim.
Dopo il dominio portoghese durato 400 anni, nel 1961 ha ottenuto l’indipendenza riunificandosi al continente.
Lingua ufficiale dello Stato è, oltre l’inglese e l’hindi, il konkani.
Benché Goa viva una situazione migliore rispetto al resto dell’India, i problemi non mancano.
Mentre il 40% della popolazione vive in zone rurali non raggiunte dai “benefici” del centro, intorno alle zone urbane si sono sviluppate vere e proprie baraccopoli occupate in prevalenza dagli immigrati da Stati confinanti. In queste zone l’India più povera rivive: condizioni di vita precarie, pessime situazioni igienico sanitarie, mancanza di cure e assistenza, estrema indigenza.
Anche a Goa il problema dell’analfabetismo è presente e riguarda, segnatamente, i figli degli immigrati giunti a Goa “attratti” dalle relativamente migliori condizioni di vita.
Soprattutto nel periodo “turistico” (tra novembre e marzo) famiglie con figli piccoli ma anche molte (sempre di più) ragazze-madri arrivano con le loro mercanzie. I mercati si riempiono di colori, stoffe, profumi, verdura, frutta e sorrisi, di “bangle” (tipici braccialetti di vetro) tintinnanti, si riempiono di voci e di dialetti diversi, di sorrisi e di bimbetti dagli occhi neri!
E’ molto difficile per i bambini (che oltretutto sovente vivono in stato di irregolarità amministrativa) accedere alle scuole statali e solo i più fortunati riescono a ricevere quantomeno un minimo di assistenza da organizzazioni umanitarie locali o straniere.
Tra le difficoltà più grandi da superare per rendere possibile l’accesso alle strutture che offrono istruzione ed assistenza, c’è quella logistica e di trasporto: quasi sempre i ragazzi vivono in zone periferiche e difficilmente raggiungibili, non servite da mezzi di trasporto pubblici.

La Scuola che supportiamo

Hamara School fa parte del Kasturba Gandhi National Memorial Trust (fondato dal Mahatma Gandhi nel 1945 in memoria della moglie Kasturba) e si trova a Panjim (Capitale dello Stato di Goa), nel quartiere di St. Inez.
Aperta nel 2000 da Mangala Wagle, un’arzilla signora indiana, insieme ad un gruppo di volontari – si prende cura dei bambini “di strada” ed accoglie i figli di lavoratori immigrati che non hanno la possibilità economica di mandarli a scuola. Gli orfani che la scuola accoglie vengono ospitati anche durante la notte.
Al momento della nostra visita (autunno 2007) Hamara School accoglieva circa 70 bambini. La scuola è aperta dalle 9 alle 16 e tutte le attività vengono svolte in due stanze prive di banchi e sedie e con una sola lavagna..

La scuola si autogestisce: i volontari provvedono alla colazione, al pranzo ed alla merenda pomeridiana preparando e cuocendo personalmente il cibo in una piccola stanza all’interno della scuola..
Educazione scolastica, alimentazione, assistenza e cure mediche, attività ricreative e specifici programmi di supporto sono forniti dai volontari e dagli stessi assistiti.
Hamara School vuole riprodurre e assicurare ai suoi ospiti le condizioni di un “contesto familiare” perché crede, e noi con loro, che tutti i bambini devono avere la possibilità di una crescita il più possibile adeguata, anche sotto il profilo affettivo e psicologico.

“A marzo 2009, in occasione della nostra seconda trasferta, Hamara School ospitava 80 bambini e dispone ora di 3 stanze ulteriori situate vicino alle prime nelle quali vengono ospitate, durante la notte, 29 tra bambine e ragazze.”

Il Progetto “Hamara School

La finalità del Progetto “Hamara School” è duplice: sostenere le attività della scuola indiana – da cui il Progetto prende nome - per un periodo iniziale di tre anni e, con la collaborazione delle scuole italiane che partecipano ai nostri progetti, promuovere uno scambio di conoscenze tra realtà diverse suscitando nei ragazzi la curiosità nei confronti dei coetanei “dell’altra parte del mondo” e sensibilizzandoli sui problemi esistenti nei c.d. Paesi in via di sviluppo e sulle condizioni di vita degli adolescenti in quei Paesi.

   
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